Lev Sheba

CAR-T con le cellule della madre: un giovane cileno in remissione allo Sheba

4 nov 2026

Dopo quattro anni di terapie senza risultato, Lucas, cileno di 19 anni, ha ricevuto allo Sheba una CAR-T preparata con le cellule della madre. L'ospedale definisce questa variante estremamente rara.

Lucas, con l'avambraccio fasciato, sorride tra due donne con il badge dell'ospedale al collo, in una sala dello Sheba Medical Center con manifesti di pediatria sullo sfondo.

Nel gennaio del 2025 lo Sheba Medical Center ha pubblicato la storia di Lucas, un paziente arrivato dal Cile. Aveva 19 anni, voleva diventare pilota o giornalista, e da quattro anni conviveva con una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta e con terapie che non arrivavano a funzionare. La riprendiamo qui perché descrive un percorso che molte famiglie dell'America Latina conoscono: quello che comincia quando ciò che si trova vicino casa è finito.

La famiglia ha cercato un'alternativa e l'ha trovata nella terapia CAR-T, all'interno di un programma di ricerca dello Sheba. Una CAR-T si prepara normalmente con i linfociti T del paziente stesso: si prelevano, si modificano in laboratorio perché riconoscano il tumore e si restituiscono al sangue. Lui non ne aveva abbastanza. Aveva fatto diversi trattamenti per risollevare il sistema immunitario, e i suoi valori restavano troppo bassi per una CAR-T standard.

Quello che la sua équipe medica ha proposto è stato prepararla con le cellule della madre. Lo Sheba descrive questa variante — usare le cellule di un donatore invece di quelle del paziente — come estremamente rara, e racconta che è stata la fiducia del medico a capo dell'équipe a dare loro il coraggio di procedere. Quando l'ospedale ha pubblicato il caso, Lucas era in remissione. È stato un caso dentro un programma di ricerca, non una terapia che si possa chiedere.

Vale la pena dire anche quello che la storia non dice. L'ospedale stesso segnala che questa CAR-T è disponibile soltanto in pochi paesi. Un buon esito non anticipa quello di un'altra persona, e quella famiglia ha deciso di partire con i propri medici e dopo aver esaurito il resto. Chi si trova in una situazione simile deve parlarne con i suoi.

Ci sono due dettagli nel racconto dello Sheba che non sono clinici e che dicono qualcosa del posto. Gli amici e i parenti rimasti in Cile hanno aiutato a raccogliere il denaro per la terapia. E in ospedale la coordinatrice che ha seguito madre e figlio si è fatta capire con Google Translate, senza aspettare che arrivasse un interprete. Il consiglio che Lucas ha lasciato a chi ha davanti una strada così è stato «non arrenderti mai».

Fonte: Sheba Medical Center — https://www.shebaonline.org/how-lucass-mothers-cells-helped-him-win-his-battle-against-leukemia/

Español · English · Português