Chiedere aiuto per la salute mentale comincia quasi sempre con un'attesa. Serve un primo colloquio, e quel colloquio deve farlo un professionista che non avanza da nessuna parte. In Israele, il 7 ottobre ha trasformato un problema globale in un problema immediato: sono arrivati tutti insieme più casi di trauma di quanti il sistema riuscisse a valutare.
LIV è ciò che lo Sheba Medical Center ha costruito per quel collo di bottiglia. Funziona come una conversazione: la persona parla o scrive con un avatar dal telefono o dal computer, e alla fine l'équipe clinica riceve un riassunto ordinato — anamnesi, motivo della consultazione, storia medica e psichiatrica, gravità e che cosa conviene fare dopo. A decidere resta uno psichiatra, che rivede quel riassunto.
«L'obiettivo non è sostituire il terapeuta, ma dargli più capacità», ha detto il dottor Asaf Caspi, vicedirettore della divisione di psichiatria dello Sheba, quando l'autorizzazione è stata resa nota.
Il 27 aprile la divisione dispositivi medici del Ministero della Salute israeliano ha approvato LIV come strumento di supporto alla decisione clinica: la prima autorizzazione di questo tipo nel Paese. È nato nel 2024 dentro l'ARC, il centro di innovazione dello Sheba, insieme alla divisione di salute mentale dell'ospedale e con Microsoft e KPMG. Oggi è usato in ospedali, casse malattia, centri di riabilitazione e organismi pubblici israeliani.
Conviene dire anche ciò che ancora non c'è: gli studi clinici su cui si fonda — due, con 385 pazienti — non sono pubblicati. Quello che se ne sa è stato anticipato dalla stampa israeliana, non da una rivista scientifica. Un'autorizzazione e una letteratura sottoposta a revisione non sono la stessa cosa.
Fuori da Israele c'è già interesse. Ad agosto ricercatori del sistema sanitario militare statunitense preparavano un confronto di LIV con lo strumento che lì è considerato di riferimento per diagnosticare lo stress post-traumatico. È il modo di lavorare dello Sheba riassunto: qualcosa che si vede in sala d'attesa, trasformato in qualcosa che serve altrove.